Da oggi sarò
ghiaccio che ispessirà.
Domani
sole non mi avrà.
Da oggi sarò
di tutti.
Un pasto.
E forse
quello che
vivo
smetterà
di farmi
così
tanto
male.
Perchè
adesso
c'è
un
solo
modo
di
stare.
Un
unico
folle
modo
per
rimanere
qui.
Sentire
il
dolore.
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Siede la donna,
la mamma,
l'amica.
Siede la strega,
la troia,
la donna.
Sta covando
un brutto uovo.
Grosso e storto,
nero e marcio.
I suoi occhi son spenti,
son rossi,
son tanti.
Nodo intricato è il suo ventre,
contratto.
Velenoso è il suo ventre,
rabbioso.
Sputa la zingara
e vede la sorte.
Sputa la zingara
e strappa le carte.
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Sotto un albero
son seduta.
Le gambe incrociate
le mani unite
il ventre liquido
gli occhi umidi
le labbra cucite.
Sotto l'albero
seduta.
E' la mia stessa ombra
a darmi il fresco,
è il mio stesso fiato
a darmi il ritmo e
i miei occhi a suggerirmi
la direzione.
Immobile
mi ascolto,
ferma
mi domando
dove
son finita,
quando
son sparita.
Non riesco più
a trovarmi.
Non riesco più
a guardarmi.
L'occhio è criminale.
La bocca di brace e
l'istinto tace.
Nella pura visione
a venire
non scruto più
con precisione.
Il fuoco mi brucerà
e il maledetto
pezzo di carne
si dissolverà.
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