E non so perchè mi viene da delirare in questo modo...
e so che tu lo accetti...poichè il mio delirio è anche il tuo...
e gli abissi sono belli perchè non si vede il fondo ma si desidera raggiungerlo...
come quando non hai ali e scruti il cielo.
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Sotto un albero
son seduta.
Le gambe incrociate
le mani unite
il ventre liquido
gli occhi umidi
le labbra cucite.
Sotto l'albero
seduta.
E' la mia stessa ombra
a darmi il fresco,
è il mio stesso fiato
a darmi il ritmo e
i miei occhi a suggerirmi
la direzione.
Immobile
mi ascolto,
ferma
mi domando
dove
son finita,
quando
son sparita.
Non riesco più
a trovarmi.
Non riesco più
a guardarmi.
L'occhio è criminale.
La bocca di brace e
l'istinto tace.
Nella pura visione
a venire
non scruto più
con precisione.
Il fuoco mi brucerà
e il maledetto
pezzo di carne
si dissolverà.
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quello che non sai
è tutto qui.
Tutto tuo,
tutto mio.
Solo nostro.
Tanto amaro,
troppo odoroso,
totalmente affascinante.
Terribilmente pericoloso.
(dovrei fuggirne).
Niente da dire.
Nulla da pensare
nè da programmare.
Nessuna strategia.
Nulla di sporco
nemmeno d'insidioso.
Nessun opportunismo.
Nothing that kill.
Io non so parlare.
Neppure tu.
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Com'è cieco colui che immagina
e progetta qualcosa
fino ai più realistici dettagli.
e quando non riesce a darne conto interamente
con misure superficiali e prove verbali,
crede che la sua idea
e la sua fantasia siano vanità!
Se invece riflettesse con sincerità,
si convincerebbe che la sua idea è reale
tanto quanto l'uccello in volo,
solo che non è ancora cristalizzata;
e capirà che l'idea è un segmento
di conoscenza
ancora ineslicabile in cifre e parole,
poichè troppo alta e troppo vasta
per essere imprigionata
nel momento presente;
ancora troppo profondamente immersa
nello spirituale
per piegarsi al reale.
kAHLIL GIBRAN
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